Oggi la testa di bronzo è conservata nel Gabinetto delle Medaglie della Biblioteca Nazionale di Francia a Parigi.
La famiglia Cremonese aveva un palazzo a Montenero di Bisaccia. Il Palazzo Cremonese di Montenero di Bisaccia ancora esiste.
Progettato dell’arch. Nicola Santoleri di Guardiagrele (CH), dell’intendenza dell’Aquila, fu edificato utilizzando il giardino e le aree di pertinenza incolte del Convento Carmelitano dopo il 1809. E’ stato soggetto ad interventi di rifacimento nel 1907 e all’inizio di questo secolo.
In quella casa ancora c’è un archivio che sarebbe interessante consultare. Molti misteri finalmente si chiarirebbero perché in Agnone dei Cremonese non è rimasto nulla.
Dalle scarne notizie ministeriali riusciamo a capire che Girolamo Saja, orefice di Agnone, nel 1847 andò a trovare i fratelli Cremonese a Montenero di Bisaccia.

Probabilmente portava con sé la testa di bronzo che, secondo la ricostruzione dei fatti, aveva acquistato a Pietrabbondante.
Insieme simulano una scoperta fortuita a S. Giovanni Lipioni dove forse si recano insieme.
E’ sicuramente strana questa trasferta a S. Giovanni Lipioni dei due personaggi. Un orafo (Girolamo Saja) e un magistrato (Domenico Cremonese) che fanno una scoperta archeologica.
Dagli atti ufficiali dell’Intendenza di Vasto risulterebbe che Girolamo Saja nel 1848 era già proprietario del reperto senza che sia rivelato il luogo di provenienza.
Dopo questo incontro il busto di bronzo sarebbe stato venduto a Domenico Cremonese il 4 marzo 1848.
A questo punto Cremonese organizza una sceneggiata e dichiara che il busto sarebbe stato trovato a S. Giovanni Lipioni sul greto di un fiumiciattolo.
Non riusciamo a capire cosa stessero facendo Girolamo Saja (orafo) e Domenico Cremonese (Magistrato) sul greto di un fiumiciattolo a S. Giovanni Lipioni dove dicono sarebbe stato rinvenuto (in perfetto stato di conservazione) il busto di bronzo.
Nella scheda del museo francese è annotato che la testa fu scoperta nel 1847 nel letto di un torrente nel territorio di S. Giovanni Lipioni e venduta a un orafo di Agnone e poi a Francesco Saverio Cremonese (Cremonesi) in Agnone: “La tête fut découverte en 1847 dans le lit d’un torrent sur le territoire de San Giovanni Lipioni, et vendue à un orfèvre d’Agnone, Girolamo Saja, puis à Francesco Saverio Cremonesi à Agnone”.
L’intendente alle antichità di Vasto, sebbene sia vago nel descrivere i passaggi di proprietà, è più preciso nel nominare i personaggi coinvolti:
Questa la trascrizione:
S. GIOVANNI LIPIONI
Chieti 4 marzo 1848. Dal Sottintendente del Distretto del Vasto. Sig. Intendente.
In ordine alla testa di bronzo rinvenuta nell’alveo di un torrente in tenimento di S. Giovanni Lipioni, E’ stata già venduta ad un certo Girolamo Saja orefice di Agnone per ducati 15 e che ora è in potere di un tal D. Domenico Cremonesi di detto luogo… L’Intendente Orazio Atramblè. Campobasso 25 aprile 1848. L’antica testa di bronzo rinvenuta in S. Giovanni Lipioni proveniente da Chieti è presso il Sig. D. Francesco Cremonesi di Agnone.
La dimensione è un poco più grande del vero e pare essere un Giulio Cesare… Per lo Intendente il Segretario generale Domenico Oliva. (Archivio di stato)”
Nella relazione dell’intendente di Vasto, dunque, si afferma che Domenico Cremonese è “di detto luogo”. Cioè di S. Giovanni Lipioni.
Sarebbe interessante fare una ricerca catastale per sapere se i Cremonese, che avevano un palazzo nella vicina Montenero di Bisaccia avessero delle proprietà anche a S. Giovanni Lipioni.
Sicuramente, però, dopo aver simulato il rinvenimento a S. Giovanni Lipioni il reperto viene trasferito nel palazzo Cremonese di Agnone: “…25 aprile 1848. L’antica testa di bronzo rinvenuta in S. Giovanni Lipioni proveniente da Chieti è presso il Sig. D. Francesco Cremonesi di Agnone”.



La scheda museale francese aggiunge che in quella casa la testa fu vista nel 1852 dall’archeologo italiano Giulio Minervini che scrisse della sua scoperta a Emil Braun (1809-1856), noto anche come August Emil Braun, archeologo tedesco, e gli comunicava la sua intenzione, mai realizzata, di pubblicarla: . “…c’est là que la vit en 1852 Giulio Minervini, qui écrivit sa découverte à E. Braun et son intention, jamais réalisée, de la publier”).
Passa ancora qualche tempo e Francesco Saverio Cremonese decide di vendere il prezioso bronzo al duca de Luynes dopo il1858.
Honoré Théodore Paul Joseph d’Albert, duc de Luynes (Parigi, 15 dicembre 1802 – Roma, 15 dicembre 1867) è stato un numismatico, archeologo e filantropo francese. Era erede di diversi titoli nobiliari francesi tra cui duca di Luynes, di Chevreuse e Chaulnes e di un’immensa fortuna, che svolse un ruolo di “grand seigneur” e sostenne le rivendicazioni dell’esiliato comte de Chambord al trono di Francia; è principalmente ricordato per la sua collezione di monete che donò al Cabinet des Médailles nel 1862.
Il duca de Luynes era una vecchia conoscenza dei trafficanti di reperti che ruotavano attorno ai Cremonese.
In questo contesto si era infilato anche Vincenzo Paolo D’Onofrio con una contro-truffa ai danni del duca francese che non abboccò solo perché sembro eccessiva la sua richiesta.
Si trattava della celebre patacca della tavola osca che, prima che Francesco Saverio Cremonese la rifilasse a Castellani, da Vincenzo Paolo D’Onofrio era stata offerta per 3000 lire al collezionista francese.
Intanto, come è noto, l’originale della tavola osca di Pietrabbondante è al sicuro presso gli eredi dei D’Onofrio-Amicarelli che la detengono legittimamente, mentre gli inglesi del British Museum si godono il pataccone rifilato per 4000 lire da Alessandro Castellani, che l’aveva comprata da Francesco Saverio Cremonese a cui l’aveva rifilata Vincenzo Paolo D’Onofrio.
Franco Valente

