Il mese scorso, un uomo è entrato nella Florence Art Deposit Gallery. Si è scoperto che collezionava chiavi da 15 anni. Non solo chiavi antiche, ma anche chiavi arrugginite, provenienti da fienili e soffitte. Ne possiede oltre quattrocento. Quando gli è stato chiesto “Perché?”, ha risposto: “Ogni chiave è la porta chiusa di qualcuno, che non verrà mai più riaperta. Le conservo”.
“Cosa l’ha attratta da noi?”, gli è stato chiesto. “La porta, la sua porta antica, che vedo sia aperta che chiusa… E mi chiedevo chi detenesse le chiavi di questa porta misteriosa”.
I suoi occhi ci fissavano, riflettendo la natura di un collezionista.
Cos’è la natura, in fondo? Questa domanda è abbastanza semplice da rispondere: è una manifestazione naturale di parametri geneticamente determinati.
Ma la domanda su cosa costituisca la natura di un collezionista è molto più difficile da rispondere. Cosa la risveglia? Come si può comprendere che esista? Dipende dalle origini di una persona o dalla sua educazione?
Cosa la risveglia?
Il collezionismo raramente inizia “dal nulla”.
L’impulso è solitamente guidato da tre fattori principali:
1. Il cosiddetto “ancoraggio emotivo”: si tratta del desiderio di preservare un ricordo, un senso di sicurezza o il desiderio di rivivere il comfort di un particolare periodo della vita o situazione;
2. Il piacere estetico o intellettuale e il bisogno di mettere ordine nel caos.
3. Il brivido della caccia: la scarica di dopamina si verifica non al momento del possesso, ma al momento della ricerca, dell’inseguimento e del ritrovamento di un oggetto raro.
I segni di una “natura da collezionista” sono evidenti molto prima che emergano collezioni costose. Possono manifestarsi attraverso: – un’iperattenzione al dettaglio. La capacità di trascorrere ore a studiare i minimi particolari, classificare gli oggetti e cercare informazioni;
– una passione per la catalogazione e l’organizzazione. Una persona dispone intuitivamente gli oggetti per scaffali, colori ed epoche (anche se si tratta solo di libri su uno scaffale, file su un computer o bustine di tè in cucina);
• un cambiamento di valore. Per un collezionista, un oggetto ha un valore simbolico ed estetico, non pratico. Per i collezionisti, la storia di un oggetto è più importante della sua utilità pratica.
Un collezionista è un complesso intreccio di genetica, ambiente ed esperienza personale. È questo fenomeno che ci ha dato l’opportunità di apprezzare le collezioni museali. Esaminiamo questo fenomeno attraverso due esempi contrastanti.



Gli Uffizi. Questi uffici, trasformati dalla passione dei Medici per l’arte del loro tempo, divennero il primo spazio espositivo pubblico, un luogo che ancora oggi attira visitatori da tutto il mondo. È un luogo che dimostra come una collezione possa preservare e trasmettere il significato del suo tempo attraverso dipinti e sculture di secoli diversi.
Ora rivolgiamo la nostra attenzione a Milano. Il Museo Casa Mangini Bonomi . Una collezione privata che comprende oggetti della vita quotidiana di tutti gli strati sociali. Aristocratici, cavalieri, musicisti, calzolai e così via: tutti uniti da un fattore comune: la quotidianità. Gli oggetti delle collezioni museali, come tessere di un mosaico, ci danno un’idea dei bisogni che circondano e uniscono le persone e degli oggetti che usano per soddisfare le loro necessità quotidiane. Soprattutto, osservando questa collezione, comprendiamo che i bisogni fondamentali delle persone di diverse estrazioni sociali ed epoche rimangono simili; cambiano solo le modalità con cui questi bisogni vengono “soddisfatti”.
Pertanto, la passione per il collezionismo di oggetti che hanno esaurito la loro funzione pratica ci permette di vedere e comprendere l’essenza dei bisogni umani quotidiani, la cui natura non cambia.



Un collezionista è una fusione di genetica, ambiente ed esperienza. È questo fenomeno che ci ha dato i musei.
Questa analisi ci permette di penetrare la natura misteriosa del collezionista.
In sintesi:
• Si distinguono diversi tipi psicologici di collezionisti (dai “cacciatori” ai “custodi”)
• Il collezionismo provoca un rilascio neurobiologico di dopamina: ecco perché il cervello sente il bisogno di riempire la “cellula vuota” in una collezione.
• Esistono esempi storici in cui la passione per il collezionismo ha trasformato la scienza e la cultura.
Gli psicologi distinguono quattro tipi di collezionisti:
1. Il “Cacciatore”. Ha bisogno della scarica di adrenalina della ricerca. Vive per la frase “L’ho trovato”.
2. Il “Custode”. Conserva oggetti, ricordi, tempo.
3. L'”Architetto”. Costruisce un sistema. È tormentato da un singolo spazio vuoto nella sua collezione e non si darà pace finché non lo avrà colmato.
4. L'”Esteta”. Colleziona per mostrare se stesso attraverso gli oggetti. Ogni pezzo è un riflesso del suo gusto e della sua storia.
Origini e genetica gettano le basi per il potenziale (una tendenza alla ricerca e all’organizzazione), l’educazione e la cultura determinano la direzione (cosa esattamente una persona collezionerà), e una risonanza emotiva con il mondo degli oggetti risveglia questa natura.
Ecco quindi la catena che porta al collezionismo: la genetica ci dà una scatola, la cultura ci dice cosa metterci dentro, ma solo un incontro casuale con un oggetto che improvvisamente risuona dentro di noi ci spinge a iniziare a collezionare.
Quale aspetto del fenomeno del collezionismo risuona con Lei?
* Attualmente presso la Florence Art Deposit Gallery è in corso la mostra d’arte contemporanea “Il Cristianesimo nell’arte per tutti i tempi”.
Partner Art label “Viva d’ Arte”.
Impresa TV Canale 3 Toscana possibile vedere su YouTube Canale Yuliya & Alesia Savitskaya
Yuliya e Alesìa Savitskaya
