La consulta araldica ha rappresentato un importante organo statale dell’Italia monarchica. La consulta araldica era costituita da un gruppo di tecnici, oggi lo potremmo definire un tavolo tecnico di funzionari, che preparava i documenti da sottoporre alla firma del re in merito alla nobiltà e al riconoscimento dei titoli nobiliari.
Nell’articolo 1 del regio decreto del 14 novembre 1869 si legge: “è istituita una consulta araldica per dare parere al governo in materia di titoli gentilizi, stemmi ed altre pubbliche onorificenze”.
Lo consulta, quindi, aveva potere consultivo, studiava cioè la documentazione presentata ed esprimeva un parere avvolte anche con grandi margini di errore che, successivamente, veniva sottoposto al Re per essere approvato.
Ovviamente soltanto il monarca poteva decidere se, quando e cosa riconoscere o concedere perché deteneva la FONS HONORUM – JURE IMPERII – JUS MAJESTATIS- JUS GLADII – JUS HONORUM.
Da quando l’Italia monarchica purtroppo ha cessato di esistere, de Facto la consulta araldica ha perso ogni funzione, in quanto l’Italia repubblicana ha totalmente disconosciuto qualsiasi titolo nobiliare sebbene non li abbia mai aboliti.
Per questo, dal 1946 la consulta araldica (pubblica – statale ed ufficiale) ha cessato ogni attività.

Iter di riconoscimento di un titolo nobiliare alla consulta araldica
Per presentare una richiesta di riconoscimento o di concessione alla consulta araldica (che ha operato dal 1869 al 1946) bisognava consegnare l’albero genealogico molte volte anche non certificato, la storia familiare, le lettere patenti di concessione di titoli e tutto ciò che fosse ritenuto probante ai fini dell’accertamento; ovviamente era necessario anche pagare una tassa allo Stato molto elevata.
Le famiglie riconosciute nobili venivano poi inserite in una sorta di elenco definito ufficiale, pubblicato periodicamente, affinché tutti potessero conoscere i riconoscimenti reali del Regno- pre Regno – etc…. .
Molte famiglie ricorsero alla consulta araldica per ottenere il riconoscimento e farsi ratificare i propri titoli.
Moltissime altre, circa il 63.5% invece, non vollero mai sottostare a tale iter burocratico, per svariati motivi. Molti guardavano ai Savoia come invasori e pertanto mai avrebbero voluto un riconoscimento da parte loro. Altri non volevano pagare per avere un riconoscimento che gli spettava di diritto avendo palazzi archivi famigliari etc… . Altri ancora, appartenenti a famiglie di indubbia nobiltà a partire dal Sacro Romano Impero, dalla gens Iulia, patriziato Romano, etc…, non ritenevano necessario presentare titoli e documenti ad una consulta tecnica formata da tecnici.
Quindi, negli elenchi ufficiali del Regno d’Italia mancano moltissime famiglie nobili: circa 9000 (Novemila/00).
I titoli nobiliari dopo il 1946
Dal 1946 in Italia è molto difficile ottenere la convalida o il riconoscimento di un titolo nobiliare. Ci sono state alcune sentenze della magistratura ordinaria che hanno riconosciuto alcune famiglie italiane legittimamente in possesso di titoli nobiliari, ma queste famiglie sono poco più di una quindicina. Molti ricorrono ai tribunali arbitrali che, per via incidentale, possono confermare stemmi e titoli.
In tale ottica, tutti i gruppi ” Società- Fondazioni- Associazioni riconosciute e non, etc.. che si proclamano eredi e successori e addirittura persone che si proclamano membri della consulta araldica sono soltanto dei privati che non hanno alcuna ufficialità dello Stato o da parte di un ente pubblico che rappresenta in qualche modo lo Stato. La consulta araldica facciamocene una ragione non esiste più.
” La trasformazione in repubblica nel 1946 e la successiva Costituzione nel 1948 i titoli nobiliari: “non costituiscono più un contenuto di un diritto e, più ampiamente, non conservano alcuna rilevanza giuridica”.


Legislazione
La XIV disposizione transitoria e finale demandò ad una legge ordinaria le modalità di soppressione della Consulta araldica; per molti anni non sopraggiunse alcun atto al proposito e perciò si presumeva che l’organismo persistesse formalmente pur non avendo più titolo, né scopo, né funzionamento effettivo. Infatti la sentenza della Corte costituzionale 26 giugno 1967, n. 101 dichiarò illegittima qualsiasi legislazione araldico-nobiliare italiana susseguitasi dal 1887 al 1943. Nel 1967 ancora la Consulta sentenziò che i titoli nobiliari «non costituiscono contenuto di un diritto e, più ampiamente, non conservano alcuna rilevanza». Il decreto legge 122/2008, convertito con modificazioni dalla Legge 133/2008 e il successivo decreto legislativo 66/2010 abrogarono espressamente la precedente normativa che aveva regolato la Consulta araldica e l’ordinamento nobiliare. Con questi atti abrogativi, dunque, la Consulta araldica è stata formalmente soppressa.”
Oggigiorno vengono pubblicati diversi elenchi di famiglie Nobili e Notabili ma anche in questo caso trattasi di pubblicazioni private che non hanno nulla di ufficiale salvo il fatto che i curatori lavorano con un proprio codice deontologico. Tra i libri d’oro più interessanti che abbiamo in Italia grazie al fatto che non si occupa di inserire date qua e là e copia ed incolla da un libro a l’altro è il ” Libro d’oro delle Famiglie Nobili e Notabili con Annesso Armoriale Storico generale Italiano” del Conte E. Modulo Morosini proprietario dello Storico Archivio Corder Modulo Morosini fondato a Venezia nel 1878.
Questo interessante tomo descrive anche lo storico delle famiglie che fanno richiesta per l’accesso come lo si faceva nel Crollalanza prima maniera; altra cosa molto interessante è il fatto che tutti i DNA anagrafici sono a colori e ricostruiti secondo le originali regole araldiche del Regno e del pre Regno.
Nell’Italia di oggi, per ottenere il riconoscimento del titolo o di uno stemma, una strada è rivolgersi ad un serio tribunale arbitrale competente in diritto nobiliare come ad esempio il Tribunale Arbitrale Internazionale di Taranto . Un’altra alternativa è quella di fornire genealogia e documentazione ad Uffici Araldici di Stati Stranieri (come ad esempio nel Regno di Spagna) e poi depositare la registrazione con regolare perizia fatta da un tecnico regolarmente iscritto presso un tribunale Ordinario.
Tornando ai tribunali specializzati sono pochissimi e molti non hanno quella competenza e quella serietà necessaria all’espletamento di un incarico così importante perché il lodo, per avere validità, ha bisogno della omologazione presso il tribunale Ordinario ed essere pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale per far si che lo stesso abbia validità.
La monarchia in Italia purtroppo non esiste più, ma la nobiltà e L’Aristocrazia non scompariranno mai.
Giuseppe Laganella

